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Sulla base dei dati pervenuti, l’Istituto nazionale di statistica stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), relativo al mese di giugno 2005, presenti una variazione nulla rispetto al mese di maggio 2005 e di più 1,8 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. In base alla stima provvisoria, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra nel mese di giugno una variazione nulla rispetto al mese precedente e una variazione di più 2,1 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. L'Istat ricorda che dall’inizio del 2002 l’indice armonizzato viene calcolato considerando anche i prezzi che presentano riduzioni temporanee (sconti, saldi, vendite promozionali, ecc.); la dinamica di tale indice, quindi, può risultare differente da quella dell’indice relativo all’intera collettività. In particolare, le differenze tra le variazioni congiunturali dei due indici risultano più ampie nei mesi in cui si concentrano le vendite promozionali e i saldi di fine stagione e nei mesi immediatamente successivi.
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L’Istituto nazionale di statistica comunica che, sulla base degli elementi finora disponibili, nel mese di maggio 2005 l’indice generale dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali con base 2000=100 è risultato pari a 109,7, con una diminuzione dello 0,4 per cento rispetto al mese precedente e un aumento del 3,1 per cento rispetto al mese di maggio 2004. L’indice calcolato al netto dei prodotti petroliferi raffinati e dell’energia elettrica, gas ed acqua ha registrato una variazione congiunturale pari a meno 0,1 per cento, mentre quella tendenziale è stata pari a più 1,8 per cento. La variazione della media dell’indice generale negli ultimi dodici mesi rispetto a quella dei dodici mesi precedenti è risultata pari a più 4,0 per cento. La variazione della media dell’indice generale dei primi cinque mesi del 2005 rispetto a quella dei primi cinque mesi del 2004 è stata pari a più 4,3 per cento.
Indice della fiducia in caduta libera per le imprese del commercio e dei servizi secondo l'ultima rilevazione dell'Isae. Il clima di di fiducia delle imprese commerciali ha subito a maggio una nuova flessione. L'indice considerato al netto dei fattori stagionali si attesta a 96 (99,1 in aprile); peggiorano nuovamente i giudizi sull’andamento corrente degli affari e si intensifica l’accumulo di scorte;
le imprese si attendono però un’evoluzione più favorevole delle vendite nei prossimi mesi. Tra le serie che non entrano nella definizione della fiducia, continuano a migliorare le aspettative a breve termine circa il mercato del lavoro ed il volume degli ordini; sul fronte dei prezzi, i giudizi segnalano una nuova accelerazione della dinamica corrente, ma gli intervistati dichiarano di voler ritoccare al ribasso i propri listini di vendita nei prossimi tre mesi. L’indebolimento della fiducia riguarda entrambe le tipologie di vendita, ma è più intenso nelle grandi imprese commerciali: l’indicatore destagionalizzato scende da 101,4 a 99,1 nella distribuzione tradizionale e da 94,4 a 90 in quella “moderna”.
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In flessione anche l’indice grezzo relativo alle imprese di servizio (-3), in forte caduta sia rispetto al mese precedente (quando era pari a 14) sia nel confronto - che non risente di fattori stagionali - con il giugno 2004 (quando l’indicatore si era attestato a 15). Il calo riguarda tutte e tre le variabili componenti l’indice: scendono rispettivamente da 39 a 18 e da 35 a 16, in termini di saldo, giudizi e previsioni sul portafoglio ordini; cala da -31 a -42 il saldo relativo alle attese a breve termine sulla situazione economica del paese. Tra le variabili non componenti l’indice, segnali sfavorevoli provengono da giudizi e aspettative su fatturato e occupazione. Dal lato dei prezzi, si segnala una ulteriore riduzione del saldo; questo mese, tuttavia, il calo riguarda soltanto i servizi alle famiglie. Il calo della fiducia è particolarmente marcato nei servizi alle famiglie (a -1, da 20 di maggio); l’indice scende anche in quelli alle imprese (a -5, da 8) e cresce, per contro, nei finanziari (a 12, da 7), grazie soprattutto ad aspettative favorevoli sulla tendenza dell’economia; nel giugno dello scorso anno, il clima di fiducia nei servizi alle famiglie, finanziari e alle imprese, era pari rispettivamente a 32, 12 e 0. A livello territoriale, la fiducia peggiora in tutte le ripartizioni attestandosi a 4 (da 12) nel Nord Ovest, a -15 (da 38) nel Nord Est, a -2 (da 14) al Centro e a -28 (da 1) al Sud.
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“Bisogna intensificare l’iniziativa politica delle Regioni verso il governo finalizzata ad ottenere subito il riparto del Fondo unico per l’industria, per l’anno 2005, finora non assegnato. Altro obiettivo è che nel prossimo Dpef (Documento di programmazione economica e finanziaria) si faccia esplicito riferimento al Fondo unico per l’industria 2006”. Lo ha sostenuto l’assessore alle Attività produttive, Politiche dell’Impresa e Innovazione tecnologica della Regione Basilicata, Donato Salvatore, nel corso della prima riunione del Coordinamento nazionale degli Assessori regionali alle Attività produttive, che si è tenuta ieri a Roma nella sede della Regione Marche che presiede l’organismo.
Nel prosieguo dell’intervento Salvatore ha segnalato il fatto che “il trasferimento delle risorse alle viene effettuato dal 2001 con un importo identico, non attualizzato, e che questo ha prodotto per le Regioni un minor introito valutato in circa 1.500 miliardi di vecchie lire”. Secondo l’esponente della Giunta regionale “occorre riprendere da subito il colloquio con il governo e con il Ministero per le Attività produttive al fine di definire procedure certe e stabilire in maniera più netta gli ambiti delle competenze attribuite al governo e di quelle attribuite alle Regioni. Diventa sempre più forte il contenzioso – ha aggiunto Salvatore - e tutto ciò preclude alle Regioni la possibilità di avviare interventi efficaci di politica industriale. La competitività dei sistemi produttivi locali si persegue con un’azione coordinata delle politiche regionali, nazionali e comunitarie e con risorse certe”.
Il governo scende in campo contro il caro-energia. Già domani il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola potrebbe insediare una speciale task force di esperti per mettere a punto un pacchetto di misure anti-rincari sul gas e, se sarà possibile, anche sui carburanti. L'obiettivo è di stemperare le ripercussioni del petrolio alle stelle sulle bollette del gas e, se possibile, sul pieno di benzina e diesel. Dal 1 luglio, infatti, le bollette del gas aumenteranno del 3,7% in conseguenza della corsa del greggio e la benzina viaggia ormai in alcune aree di servizio verso la soglia degli 1,3 euro al litro: un record storico. (adnkronos)